Nuovo e succulento appuntamento con la nostra rubrica tra pergamene e filigrane, cari Librincantevoli.
Nell’odierno menù la portata principale, che in un certo senso fa pendant con i palinsesti, è costituita dalle pergamene dipinte.
Cosa? What?
Ebbene sì, la pelle di animale poteva essere tinta prima di ospitare la scrittura di libri testamentari e liturgici e documenti particolarmente solenni redatti con inchiostri d’argento e d’oro.
Pratica antichissima di origine orientale, nei manoscritti il colore preferito è la porpora, espressione del potere imperiale e divino, ricavata, specie a Roma e a Costantinopoli, dal tornasole estratto dai licheni e non dai resti del murex, un mollusco molto costoso.
Come collante si utilizzava la gomma arabica o la chiara d’uovo in unione con l’allume che conferiva ‘quel certo non so che‘, all’opera d’arte.
Tra i codici più celebri ricordiamo:
- la Bibbia di Cava de’ Tirreni, prodotta in Spagna nel IX sec. e conservata presso l’omonima abbazia in Campania;
- Codex argenteus o Bibbia di Ulfila, realizzata nel VI sec. in lingua gotica, per volere di Ulfila, vescovo evangelizzatore dei Visigoti, ospitata presso la Biblioteca dell’Università di Uppsala;
- Genesi di Vienna, confezionata nel VI sec. in Siria, custodita presso la Österreichische Nationalbibliothek della capitale austriaca. Un autentico tesoro in quanto è uno dei codici biblici miniati più antichi superstiti;
- Codex purpureus di Rossano Calabro, risalente al VI sec. e conservato presso il Museo Diocesano di Arte Sacra dell’omonima città. Si tratta di un evangeliario in pergamena color porpora di straordinario interesse storico, biblico, artistico e paleografico, il più cospicuo dei codici orientali traditi.
Nella loro solenne ieraticità, i testimoni superstiti sembrano fissare noi che li contempliamo con lo stupore e la meraviglia dei bambini con l’immobilità silenziosa e imperturbabile di chi giace al di fuori del tempo e dello spazio.
Oltre le distanze…
Buon viaggio!